IL BIO NON È TUTTO ILLOGICO. CONSIDERAZIONI SULL’INDAGINE DI REPORT.

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Avete visto la puntata di Report andata in onda su Rai Tre il 10 ottobre?

In questa occasione la Gabanelli ha svolto un’indagine sul mondo del biologico e l’inchiesta “Bio Illogico”, condotta dal giornalista Bernando Iovene, ci offre l’opportunità di raccontare come funziona il mondo delle certificazioni nel settore bio. Però, ciò che ci sta più a cuore è sottolineare che i produttori di biologico e gli enti certificatori non sono tutti corrotti e truffaldini. Diciamo questo perché ovviamente lovene ha trovato l’anomalia, la macchia in un sistema che tutti pensano e sperano essere immacolato.

Le truffe esistono, purtroppo. In ogni campo, purtroppo. Anche nel campo che dovrebbe essere bio al 100%. Ma questo non vuol dire che tutta la produzione biologica sia contaminata da manovre disoneste ai danni dei consumatori.

La Dott.ssa Eugenia Palumberi – ideatrice e formulatrice di PuraVida Bio – conosce bene sia il mondo delle certificazioni che quello del biologico e ci aiuta a fare un po’ di luce su questo tema. Ci spiega che gli enti certificatori sono nati dalle aziende stesse per una ragione semplice: agire con più trasparenza, stilando disciplinari, in assenza di una regolamentazione.

È così che diverse aziende hanno deciso di seguire determinati canoni etici e di voler escludere alcune sostanze dai loro prodotti, creando così dei disciplinari come risposta a un vuoto normativo. Certo! Non è che uno decide di fare il biologico in un modo o in un altro sia in agricoltura che in cosmetica, ma l’autodisciplina è un modo per organizzarsi e darsi un metodo. Ovviamente i disciplinari non sono tutti uguali: c’è chi guarda di più all’aspetto ecologico, chi a quello salutistico in senso lato, chi è più rigido su materiali sintetici e chi no. Resta il fatto che questo sistema nasce per essere una dichiarazione di trasparenza.

A noi di PuraVida Bio interessa chiaramente il campo della cosmetica che è un mondo a sé in quanto le creme non nascono sull’albero; però tutto ciò ci riguarda da vicino, visto che la nostra linea di prodotti è biologica, certificata (ICEA e AIAB) e utilizza esclusivamente materie prime Alce Nero.

In cosmetica il primo ente certificatore è stato NaTrue, di cui fa parte un noto brand tedesco, pioniere della cosmetica bio. Il disciplinare NaTrue è stato rivisto nel tempo e l’ultimo – molto restrittivo – regola non solo il prodotto ma anche il packaging.

Questo spiega come mai il controllore è anche il controllato.

Gli enti certificatori sono sempre privati, non sono statali. Basti pensare agli ISO 9000. Queste certificazioni, che regolamentano industrie e aziende di vario settore, sono gestite da enti privati accreditati e hanno audit severi. E sono le stesse aziende che chiedono di essere “controllate” per dimostrare che rispettano determinate regole. Per le certificazioni bio vale lo stesso principio, rispondono a un’esigenza di autodisciplina e a un vuoto legislativo. E chi vuole richiedere una certificazione deve rispettare il suo disciplinare e pagare per essere controllato.

Per esempio ICEA, con Ecocert, Cosmebio (Francia), BIDH (Germania), Soil Association (Regno Unito), hanno dato vita a COSMOS, che di fatto stabilisce in Europa le caratteristiche dei cosmetici naturali, attraverso un unico disciplinare.

Il cosmetico certificato Cosmos obbliga al 20% minimo di prodotto bio all’interno. Buono! voi penserete! Da una parte sì perché è una percentuale che garantisce una buona presenza di materia bio, dall’altra è una percentuale alta se si pensa – per esempio – a un prodotto come il bagnoschiuma, che non ha l’utilizzo totale di una crema che viene applicata e assorbita dalla pelle. Questa regola porta solo a far costare di più il prodotto.

Insomma, se la presenza di estratto vegetale è del 20% può avere un senso, ma diventa problematico per chi usa come noi prodotti particolari come il licopene che richiede nella formulazione una bassa percentuale pur essendo biologico. Infatti, ne basta una piccola percentuale per dare al prodotto le sue proprietà antiossidanti in quanto è un attivo concentrato che in quantità eccessive ci colorerebbe di arancione.

Come ci tiene a sostenere la Dott.ssa Palumberi, la qualità di un prodotto non è garantita solo dalla percentuale di materie biologiche presenti; questo dimostra che siamo ancora lontani da una regolamentazione corretta, almeno per il settore cosmetico. La ragione dipende anche dal fatto che a “legiferare” non ci sono dei cosmetologi, ma agronomi poco adatti a regolamentare le certificazioni per il mondo cosmetico, che ha criteri molto diversi dall’agricoltura.

I cosmetici biologici non sono tutti uguali, proprio come esiste in natura la viscosa e la seta. Non è né la percentuale di biologico all’interno di un cosmetico né la presenza o meno di determinate sostanze a definire la validità di un prodotto bio, ma è la sua efficacia che nasce da una formulazione trasparente, attenta e all’avanguardia. Noi, per esempio, estraiamo per via enzimatica brevettata il cuore, ovvero la vera attività presente nel grano e nel farro.

La verità, comunque, è che il cosmetico biologico è sempre più sicuro se certificato perché la filiera è tracciata e controllata. Ci sono tanti prodotti che vantano di essere biologici senza essere certificati, ma cosa avranno dentro? Oppure tanti pensano che basti mettere un “bio” nel nome e il gioco è fatto.

Noi di PuraVida Bio vi invitiamo a non perdere la fiducia in un sistema trasparente e nella produzione biologica, perché ciò che ha messo in evidenza l’inchiesta di Report non è la norma, ma una scomoda eccezione. Il mondo del biologico non è tutto malato e corrotto: sono tanti gli agricoltori e le aziende che si comportano nel pieno rispetto dei disciplinari, ma soprattutto nel pieno rispetto dei consumatori.

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